Ricerca e novità nella tartuficoltura: cosa fa del nostro Vivaio

  • Ricerca per avviare la coltivazione del tartufo bianco (Tuber magnatum
    Pico)

Ricerca del passato

Dal 1986, anno di nascita del Vivaio Caterina, la ricerca era vitale per lo
sviluppo del vivaio perché non esistevano esperienze sulla produzione
delle piante forestali partendo dal seme, , su come realizzare la
micorrizazione, sull’allevamento delle piante in serra e sulla coltivazione
delle piante micorrizate in vivaio e in campo. I filoni della ricerca furono:
Germinazione dei semi delle piante simbionti – sperimentazione per
individuare le esigenze termiche (continue o alternate) necessarie per
consentire la germinazione dei semi e la conseguente produzione di
plantule da inoculare con spore di tartufo-
Micorrizazione – prove sperimentali in vivaio per migliorare gestire
l’ambiente di crescita piante e per realizzare un protocollo di
micorrizazione idoneo per i tartufi neri e per il bianchetto.
Coltivazione delle piante micorrizate in campo – l’osservazione di
numerose tartufaie realizzate in ambienti diversi e trattate con tecniche
diverse ci ha permesso di accumulare una notevole mole di dati molto utili
per la coltivazione razionale delle piante micorrizatw in campo. Oggi il
Vivaio Caterina è in grado di individuare i terreni idonei e le tecniche di
coltivazione delle tartufaie dei tartufi neri e del bianchetto.

Ricerca recente: prove di coltivazione del tartufo bianco (Tuber magnatum
Pico)

Negli ultimi anni il Vivaio, dopo aver ottenuto e stabilizzato i risultati di
micorrizazione e di coltivazione dei tartufi neri, ha orientato le ricerche
verso la coltivazione del pregiatissimo tartufo bianco. In particolare, il
dott. Matteo Galletti, vivaista e socio del Vivaio Caterina, ha eseguito
prove di micorrizazione di giovani piantine forestali con il tartufo bianco
pregiato ottenendo ottimi risultati. La piante micorrizate prodotte si è
deciso di non metterle in commercio per evitare probabili insuccessi
produttivi evitando di creare illusorie aspettative ai tartuficoltori. Non si
conosce infatti la biologia riproduttiva del tartufo bianco (nei punti di
raccolta non si trovano le micorriza), gli ambienti idonei alla coltivazione,
le modalità di sistemazione e preparazione del terreno, le tecniche di
coltivazione delle piante in campo, ecc.
Per queste ragioni si è decisosi deciso di utilizzare le piante micorrizate per
effettuare una capillare sperimentazioni in campo.
Il progetto sperimentale prevede:
– Individuazione di piccoli appezzamenti di terreno in collaborazione
con i tartuficoltori:
– analisi chimica del suolo e orografica di ogni appezzamento;
– sistemazione idraulica e preparazione del terreno.
Appena è tutto pronto per il trapianto in campo, si esegue:
– la numerazione progressiva di tutte le piante da mettere a dimora;
– la descrizione morfologica di ognuna;
– la valutazione particolareggiata della micorrizazione di ciascuna
pianta;
– prelievo di qualche micorriza per analisi biomolecolare;
– immediata messa a dimora a radice nuda.
Non viene preparato un programma colturale che viene affidato alla
sensibilità di ciascun tartuficoltore; ognuno di essi si impegna ad annotare
data e modalità di esecuzione di ogni intervento alla propria tartufaia,
inoltre ad avvertire tempestivamente eventuali anomalie, malattie
parassitarie o produzione.

In questo modo si sta realizzando una rete di microtartufaie in ambienti
diversi e gestite con varie tecniche colturali.

Piante micorrizate di roverella

Lotto di roverelle pronto per essere messo a dimora

Pianta micorrizata di cerro

Lotto di cerro pronto per essere messo a dimora

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